Napolitano ha detto una cosa sensata. Ogni tanto capita anche a lui. Mi riferisco al discorso relativo alla cittadinanza agli immigrati, o meglio, ai loro figli. Concordo pienamente con le sue parole.
Qualche osservazione invece la faccio a chi ha reagito con rabbia smodata, a tratti animalesca, a quella che alla fine è semplicemente stata una constatazione di una situazione di fatto esistente e alla quale è necessario dare risposte.
La prima la diamo a chi ritiene che l'Italia starebbe meglio senza immigrati. Due argomenti vanno snocciolati:
1) gli immigrati, che sono circa l'8% della popolazione residente in Italia (circa 4,8 milioni di persone), rappresentano anche il 10% del Pil. Si tratta di una quota che non sarebbe in alcun modo sostituibile, dal momento che non esiste, neppure potenzialmente, una forza lavoro alternativa. Non esiste numericamente dal momento che il costante declino demografico del paese apre delle crepe che vanno tamponate a tutti i costi, ne immediatamente, dal momento che le persone in età da lavoro non sorgono per genesi spontanea provocata dall'attrito tra elementi chimici nell'etere. La forza lavoro, se manca, è necessario importarla.
2) Non è vero che essi a livello sanitario rappresentino una spesa immensa. Il saggio, intelligente, arguto, limpido e pacato Salvini (Lega, sezione milanese) lo dichiarava apertamente ieri, ma gli fanno eco tanti altri rappresentanti politici. Gli immigrati accedono a circa il 60-65% dei servizi sanitari. Ma non accedono ai servizi sanitari legati al capitolo "vecchiaia" (in media perchè sono giovani e spesso, nel caso degli immigrati dall'est europa, dopo 10-15 anni di lavoro tendono a tornare in patria), capitolo che rappresenta il 60% della spesa nazionale in materia di sanità (cosa normale in un paese in cui gli over 65 sono oltre 1/4 della popolazione).
Quindi gli immigrati rappresentano il 60-65% della spesa sanitaria limitatamente al 40% del totale della stessa.
Sarebbe comunque una quota altissima e, senza troppa ipocrisia, eccessiva. Ma perchè questo eccesso?
Lo raccontava una madre marocchina (se memoria non mi inganna) a In Onda, programma di La7 condotto da Telese. Gli immigrati nati in Italia senza cittadinanza, ossia i figli di immigrati di cui parla Napolitano, hanno diritto all'assistenza medica ospedaliera ma, non essendo cittadini italiani, non al medico di base. Di regola quindi se si presentano problemi di salute anche banali vanno direttamente all'ospedale. Si capisce il perchè di una spesa annua tanto elevata.
Inutile stare poi a spiegare l'impatto positivo dell'immigrazione relativamente alla sostenibilità del sistema pensionistico. Di questo si è già detto di tutto e di più.
In ogni caso possiamo negare loro il diritto di acquisire la cittadinanza e rendere sempre più complessa la procedura per ottenerla (cosa che con i due pacchetti sicurezza firmati Maroni nel 2008-2009 è stata fatta senza mezze misure). Dobbiamo però ammettere il principio della reciprocità, per cui a una carenza di diritti dovrebbe corrispondere anche una ridotta quantità di doveri.
Vale poco la frase volgarmente razzista dello stesso Salvini in materia. All'osservazione che una persona che contribuisce al benessere del paese ha diritto la cittadinanza, il saggio, intelligente, arguto, limpido e pacato sosia di Renato Pozzetto ha replicato, perplesso e scioccato che gli immigrati sono liberi di contribuire anche senza diritto di voto. Si suppone anche senza diritto di cittadinanza visto che le due cose vanno di pari passo (lasciamo perdere l'idiozia di chi propone il diritto di voto distaccato dalla cittadinanza, supremo strumento di ricatto ad una massa di persone disperate...). Una teoria che non merita neppure una risposta da quanto trasuda stupidità e volgarità. Meglio limitarsi a ricordare che lui ha diritto di voto e non contribuisce per nulla al benessere del paese. Un atteggiamento decisamente speculare.
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